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La porta è lì, puoi scegliere se prendere le scale o l'ascensore,...ah intanto che esci, se puoi prenderti anche la Binetti ci fai un favore.
Premetto che questo breve post è un po' retorico, ma non saprei come scriverlo altrimenti.
Venerdì sera ho visto la trasmissione "BluNotte", condotta da Carlo Lucarelli, che raccontava la storia conosciuta, ma poi neanche troppo, di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Finita la trasmissione continuavo a riflettere su di una ragazza come tante, che come molti di noi ha fatto l'università, ha iniziato a fare i primi lavori più o meno precari per poi, attraverso un concorso, approdare in Rai. Poi, grazie alle sue competenza con le lingue, ha accettato di buon grado di andare a fare l'inviata in posti caldi, sia meteorologicamente che politicamente.
Immediatamente ho trovato insignificante e inutile tutto quello che succede in buona parte delle trasmissioni televisione e nella vita di tanti VIP o aspiranti tali, che sono raccontate con dovizia di particolari, mentre la sua vita ci è stata raccontata, giusto da Lucarelli, solo perche è finita a poco più di trent'anni in modo tragico.
Non che la mia vita sia più significativa, però, come diceva anche il conduttore della trasmissione, Ilaria Alpi e Miran Hrovatin non facevano una vita eroica, ma facevano il lavoro che li appassionava e cercavano di farlo al meglio, come facciamo tutti.
In guerra si muore. E' una delle poche certezze che abbiamo imparato da che esiste l'uomo. Al mare si fa il bagno, in campeggio si fa il barbecue e in guerra si muore.
Fa comodo a molti nasconderlo o sottacerlo, come è stato durante la prima guerra mondiale, quando tanti giovani partivano entusiasti come ad iniziare una grande avventura, ma il maggior rischio che corrono i militari durante una guerra, è sempre quello di morire, come i rischi che corro io, durante il mio lavoro, sono quelli di avere un crash nell'applicazione che ho sviluppato, magari quando la mostro ad un cliente, o quello di far le notti, perché non c'è verso di far funzionare qualcosa.
Sono verità ineluttabili, però ogni volta che succedono fatti di questo tipo ci si stupisce: "ma come? Erano in missione di pace." "Ma perché è successo? Stavano esportando la democrazia."
Travisando i termini però è normale che ci sia ancora qualcuno che si sorprende, perché le vere missioni di pace sono quelle di Medici Senza Frontiere ed Emergency, quelle dove si portano medicinali e generi di conforto, non armi e mezzi blindati; quelli si portano in guerra. Soprattutto non ci possono essere missioni di pace in cui si bombardano le città e con esse le popolazioni civili, quelle sono sempre guerre.
Poi sembra che certi se ne accorgano solo quando muoiono dei connazionali, io invece me ne rendo conto sempre, chiunque muoia, perché essendo persone, non mi interessa il colore della divisa.
Quando mi fanno la domanda: "dove andate in vacanza?", mi diverto sempre a vedere le facce delle persone quando rispondo. E' noto che se a questa domanda si risponde Londra o ancora meglio Parigi, la faccia dell'interlocutore si apre in un bel sorriso e ad una esclamazione del tipo: "Oh, che bella!!".
Provate un invece a rispondere Lubecca e la reazione sarà senz'altro più divertente, per questo motivo quest'anno dicevo sempre solo questa città, nonostante contassi di visitarne altre.
Comunque Lubecca, dove poi siamo andati per davvero, è una città molto carina, stretta nel suo centro storico circondato dal fiume Trave. Abbiamo passeggiato per la Breite Straße (la Via Larga) aspettando di veder passare Antonie Buddenbrook, per poi andare a trovarla nella sua casa in Mengstraße 4. Infatti qui è ancora possibile respirare il fascino della vecchia città anseatica, nonostante dopo il 1945, come tutte le città tedesche, sia cambiata molto. Quì è soprattutto la parte sud del centro storico, con le casette sulla riva del canale, che spesso mi ha fatto pensare: quì ci vivrei volentieri.
Seconda tappa del tour Copenhagen, una di quelle città che fanno fare il sorrisone all'amico del bar, perché è considerata universalmente una città bellissima, che però invece io non ho trovato così bella. Nel senso che a parte quelle due o tre vie tipo Nyhavn dove escono delle foto belle anche lanciando la macchina fotografica in aria con l'autoscatto, ci sono molti edifici brutti e moderni. Nonostante abbia scoperto che tra le capitali scandinave è la più alternativa e la meno ingessata, mi aspettavo comunque una capitale scandinava.
Tra l'altro lì ho stilato la classifica delle cose che più odio in una città:
- la via dello struscio, con i soliti negozi delle solite griffe, che si possono trovare ovunque da Lisbona a Helsinki e da Londra ad Atene.
- quelli che fanno il gioco delle tre carte/tre scatolette. Non mi basta sapere che io non mi faccio fregare e se non sapessi che sono avanzi di galera pronti a tutto, prenderei a calci tutta la baracca. Nonostante la polizia abbia affisso cartelli che mettano in guardia cittadini e turisti, sono ovunque e nella via dello struscio ce sono sempre almeno due.
- il frigo-bar dell'albergo, ladrata come le tre carte, solo che se ci si arrabbia, non si rischia di prendere una coltellata.
Alla fine la cosa che più mi è piciuta è Christiania, la comune hippie/centro sociale grande come un quartiere, non tanto per l'erbapipa che lì vi si vende e cosuma liberamente, visto che non ne faccio uso, quanto per l'esperimento sociale alternativo che da quasi quarant'anni riescono a portare avanti, senza snaturarlo troppo. Diffidate di chi vi dice che è una zona malfamata, perché li si incontrano davvero le famiglie con il passeggino.
Da Copenhagen poi abbiamo fatto una gita di un giorno a Malmö utilizzando l'autobus di linea, che parte direttamente dalla piazza del municipio della capitale danese. Un po' come hanno fatto amici blogger l'anno scorso, vale la pena giusto per dire al bar di aver fatto il ponte sull'Øresund e di essere stati in Svezia, perché Malmö di suo non offre niente di particolare, oltre a quelle due o tre piazzette storiche.
Ultima tappa la Libera Città Anseatica di Amburgo, che ho apprezzato già di più: un po' meno turistica, si parla tedesco (ma questa è una mia tara personale), ma molto piacevole. Imperdibile il mercato del pesce della domenica mattina e con mattina si intende che in estate inizia alle 5 e finisce per le 9. Mi sono letteralmente commosso quando alle 7:30 mi sono trovato in un capannone pieno di gente che ascoltava un concerto rock bevendo birra, come se fossero le 9 di sera.
Qui invece la parte alternativa mi ha deluso molto, perché la Reeperbahn del quartiere Sankt Pauli, più che sembrarmi la via del peccato o della perdizione, mi è sembrata più la via dello squallore. Visto che oltre a tutto ormai nell'era d'internet, due belini di gomma, e qualche capo di lingerie un po' zozzo nelle vetrine non impressionano nessuno e il resto è veramente squallido. Forse se ci fossimo andati di sera, magari con qualcuno del posto, che ci avrebbe fatto evitare le bettole per vedere qualche locale carino o qualche teatro, magari l'avremmo apprezzata di più, ma alzandosi sempre presto alla mattina, alla sera non ce la facevamo.
Ultima tappa Bergamo, nel profondo della Padania, però non parlavano tedesco e non ho visto neanche un camicia verde a fare la ronda, quindi sono rimasto un po' deluso. Però una visita di un giorno alla città alta merita davvero.
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| le foto |
Qualche settimana fa ero in un negozio di videogiochi, non mi capita praticamente mai, infatti stavo cercando un regalo e ho visto che è uscita una nuova versione di "Guitar Hero", gioco che, suonando io la chitarra (suvvia, dovrei scrivere che la suonavo, viste le ragnatele che ci sono sulla custodia), trovo un po' insulso. Leggendo poi che nel gioco ci sono canzoni come Iron Man dei Black Sabbath, pezzo grandioso che io suonavo per davvero, è facile capire cosa posso pensare. Infatti dal mio punto di vista non so se può esistere qualcosa di più triste di suonare quel pezzo con la PS3 e il joypad; forse suonarlo con la PS3 e la chitarretta di plastica con i cinque tasti colorati sul manico.
Comunque vedo che la nuova versione di quel gioco è dedicata ai Metallica e penso: uhm, questo nome non mi è nuovo. Ma si, erano qual gruppo cattivo e truce che aveva intitolato il primo LP Kill'Em All (Uccideteli Tutti).
Avevano anche fatto un home video, raccogliendo tra i fan i filmati pirata dei loro concerti. Parlando di quell'iniziativa in un intervista, avevano commentato: è l'unico video che potremmo mai fare, infatti noi non faremo mai un video clip promozionale. Mhh, cattivi e totalmente alieni ai meccanismi del business, il sogno di ogni fan adolescente.
Tempo due anni però ed esce il nuovo album, dove nella foto all'interno sono tutti in posa con gli occhiali da sole e poco dopo esce in heavy rotation su MTV il video di One. Un po' voltagabbana questi metallari, ma glielo si può perdonare. Non contenti però, qualche anno dopo iniziano una violenta battaglia contro Napster, senza cambiare molto, visto che morto un sito di P2P ne nascono tre, se non ingrassare qualche avvocato, ma in compenso rimediando un incredibile smarrone a livello internazionale.
Il fondo infine sembra raggiunto quando si scopre che Jason Newsted, il secondo bassista, ha lasciato il gruppo esasperato dal mobbing, perché dopo ben 15 anni di militanza, gli altri continuavano a farlo sentire come l'ultimo arrivato, non del tutto parte della band e gli lasciavano spesso i compiti più ingrati, tipo fare interviste e firmare autografi.
Ora arriva il gioco griffato Metallica, niente di male anche altri gruppi cattivi, truci e soprattutto alieni al music business come loro lo hanno già fatto, per esempio gli Abba in Sing Star 2.
Non è per fare il moralista, anche se mi fa piacere quando leggo che personaggi come Tom Waits, i Sonic Youth o Johnny Cash dopo tanti anni sono tornati ad un etichetta indipendente, non condanno chi invece sta nel mercato discografico ricco, facendo un sacco di soldi con le multinazionali; in fin dei conti anche lo stesso De André ha passato tutta la sua carriera incidendo per una major del disco.
Quello che non sopporto e invece condanno, sono le facce di bronzo e dopo tanti anni che mi interesso di musica, posso dire che senz'altro loro in questo sono tra i primi della Hit Parade.
E' passato molto tempo dall'ultima volta che ho pubblicato questa rubrica cinematografica, così questo, con il titolo un po' cambiato, è quasi il riassunto dell'intera stagione.
Rachel sta per sposarsi
Non amo i film in cui la tecnica registica sovrasta il racconto, nel senso che la scelta di girare tutto il film con la telecamera a spalla alla lunga stufa e oltre a tutto, visto che il soggetto è un matrimonio, sembra molto un filmino amatoriale con primi piani di nuche e scene da mal di mare. Discutibile anche il riprendere tutto in tempo reale e parlo soprattutto di quando parenti e amici decantano con uno spirito tutto USA, le virtù degli sposi. La scena è di una noia incredibile.
Tutto questo rovina un'idea che, quando avevo letto la trama, mi era sembrata anche interessante.
Voto: 1,5/5
Milk
A me piacciono i biopic, soprattutto quando riguardano personaggi di cui sapevo poco e soprattutto quelli diversi dalle fiction biografiche nostrane. Forse però visto il personaggio si poteva osare di più, andando un po' oltre il racconto della sua vita, perché il film dà l'impressione di rimanere un po' troppo legato ai meri fatti accaduti al protagonista, senza molto approfondimento.
Voto: 3,5/5
La Matassa
Dopo il tramonto cinematografico di Aldo, Giovanni e Giacomo, ci sono rimasti Ficarra & Picone a sostenere la commedia italiana non cinepanettonesca. Un film carino, con una sua trama anche abbastanza originale, che fa passare una bella serata. Sembrerebbe una banalità produrre film così, ma nel panorama cinematografico italiano sono perle rare.
Voto: 3/5
Angeli e Demoni
Premesso che, come ben sa chi segue questo blog da un po' di tempo, ho trovato il libro insulso, il film è riuscito comunque a deludermi. Non tanto nella trama, dove anzi la scenggiatura ha eliminato qualche bestialità che c'è nel libro, quanto nella regia e nella fotografia. Passino le scene nei luoghi sacri che sono state tutte ricostruite in computer graphic a causa del divieto vaticano, ma anche le scene di azione nei normali luoghi romani, mi sono sembrate mal girate e talvolta neanche tanto a fuoco, cosa che nel Codice Da Vinci non avevo rilevato.
Voto: 1/5
Una Notte Al Museo 2
Non ho mai dato un voto così basso e su altri siti di critica cinematografica non è neanche possibile. Il motivo non è tanto perché il film sia brutto, diciamo che è mediocre, quanto perché è un film inutile. Non c'è nessuna ragione per fare un film così, se non incassare altri soldi. Ma se in Italia i film di cassetta servono per finanziare quelli d'autore (o così ci raccontano), per Hollywood neanche questo regge. Infatti il film non fa particolarmente ridere, se non con gag da cinema muto, non ha particolari effetti speciali degni del grande schermo. Ha la stessa trama del primo film, ma a quanto ho letto, qualche elemento è stato anche banalizzato per renderlo più appettibile per i bambini. Durante la visione mi sono trovato spesso a guardare l'orologio o ad interessarmi all'impianto di aerazionde della sala e non mi capita spesso.
Voto: 0/5
Uomini che odiano le donne
Nonostante mi renda conto che come voto potrebbe meritare di meno, ha quegli elementi che mi fanno seguire un film con trasporto. La prima è senz'altro la protagonista interessante il personaggio e come è stato reso dall'attrice e poi l'ambientazione, perché a me le ambientazioni europee soprattutto se nordiche mi affascinano. Penso che leggerò anche il libro, cosa che non faccio praticamente mai dopo aver visto il film.
Voto: 4/5
The Millionaire
Non mi ha detto molto e non mi ha coinvolto più di tanto, perché mai durante la visione mi sono identificato con i personaggi. Mi ha lasciato solo una sensazione di nausea alla bocca dello stomaco per certe scene. Penso quindi che sia stato molto sopravvalutato.
Quando sui titoli di coda un amico mi ha fatto notare che il regista è lo stesso di Trainspotting, ho capito: stesso senso di nausea e stessa sensazione che se me lo fossi perso, sarei vissuto bene lo stesso.
Voto: 2/5
Harry Potter e il Pricipe Mezzosangue
Non è possbile fare un film, anche di più di due ore su di un romanzo di 588 pagine senza fare tagli pesanti e con questa premesse potrei anche aver finito la recensione. Perché, come mi aspettavo, i tagli ci sono stati e molte volte durante il film, mi sono reso conto che molti passaggi narrativi mi tornavano giusto perché avevo letto il libro e soprattutto me lo ricordavo abbastanza bene. Infatti ogni tanto ho avuto la sensazione che certe sotto trame si interrompessero bruscamente, per non essere più riprese. Già che ormai la serie dei film deve essere finita, almeno l'ultimo episodio sarà diviso in due lungometraggi disitinti
Voto: 2/5
L'Onda
In una settimana a tema, un professore per spiegare cosa sia l'autocrazia crea un piccolo sistema autocratico tra gli studenti, ma il gioco gli sfugge di mano. Nonostante le semplificazioni dovute alla durata del film e del progetto scolastico (una settimana appunto), il film rende molto bene l'idea della metamorfosi degli studenti senza calcare troppo la mano sulla violenza, cosa che nei film attuali è molto spesso abusata.
La cosa che mi è piaciuta di più, è il fatto che quasi ogni studente incarna un carattere tipo delle persone che si trovano ad avere a che fare con un sistema autocratico emergente: dal tipo che non ha niente nella vita e vi aderisce in modo totale, a chi vi aderisce con perplessità, a quelli che ne capiscono l'involuzione e iniziano la fronda e infine a quelli che da subito vi si contappongono in modo netto (Mona, il
personaggio in cui mi sono identificato di più).
Voto: 3,5/5
Me lo sono perso volentieri
Transformer - La vendetta del caduto
Bum, sbang, scatabeng, crash, scatacrash,...
«Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura.
Molti puzzano perché tengono lo stesso vestito per settimane.
Si costruiscono baracche nelle periferie.
Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti.
Si presentano in 2 e cercano una stanza con uso cucina. Dopo pochi giorni diventano 4, 6, 10.
Parlano lingue incomprensibili, forse dialetti.
Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro.
Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina; spesso davanti alle chiese donne e uomini anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.
Dicono che siano dediti al furto e se ostacolati, violenti.
Le nostre donne li evitano sia perché poco attraenti e selvatici, sia perché è voce diffusa di stupri consumati quando le donne tornano dal lavoro.
I governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, di attività criminali.»
Dalla relazione dell’Ispettorato per l’immigrazione del Congresso degli Stati uniti sugli immigrati italiani.
Ottobre 1919
La sospensione dell'incredulità è quel concetto narrativo per cui lo scrittore o il regista raccontano qualcosa di fantastico, ma lo raccontano così bene e in modo così coerente da tenere il lettore o lo spettatore legato alla storia fino alla fine, senza fargli mai pensare che quello che stanno leggendo o vedendo sia una cazzata senza né capo né coda.
I primi due film di Matrix sono entrambi esempi, il primo in positivo il secondo in negativo, di questo concetto. Infatti, per esempio, nel primo le scene di lotta erano talmente innovtive dal punto di vista registico, dal far dimenticare la loro monotonia, mentre nel secondo ricordavano molto da vicino quelle di Bud Spencer e Terence Hill, noiose e al limite delle Comiche.
Nel genere horror certi film fanno davvero paura, ma altri calcano talmente la mano sullo splatter o sul gore da diventare comici e la maggior parte in modo involonatario. Nelle storie di Dylan Dog invece i mostri, i morti viventi e tutte le creature infernali possibili, sono molto più verosimili di tutte le gnocche che lui conosce e che immancabilmente finiscono nel suo letto.
Sempre rimanendo in tema io, per esempio, ho sempre trovato inverosimile l'ambientazione tipo con cui inizia la maggior parte dei film americani per teenager, intendendo quelli in cui il protagonista si trasferisce in un'altra città o in un altro quartiere e la nuova vicina di casa è sempre una ragazza single, di solito molto carina, che non ha niente da fare se non passare tutto il suo tempo con il nostro eroe. Probabilmente perché prima del suo arrivo, lei non aveva né fidanzati, né amici, né nessun altro tipo di relazione sociale, praticamente una specie di psicopatica.
Anche a me è successo che, quando ho comprato un piccolo appartamento nella zona storica di Genova, mi sono trovato ad avere come vicine due donne single, quindi mi sentivo anche io un po' in un film americano.
Peccato solo che una avesse più di settant'anni e rompesse le palle tutte le volte che lasciavo la luce delle scale accesa e l'altra ne avesse una cinquantina e mi tenesse compagnia con i suoi versi mentre faceva yoga.
Probabilmente se questa situazione fosse descritta in un film di Hollywood, farei meno fatica a essere coinvolto nella vicenda, ma probabilmente è un genere che non tira molto da quelle parti.
Finalmente anche nella mia città c'è stato per la prima volta il Gay Pride nazionale. Dopo una prima polemica con la curia perché la data scelta coincideva con la processione del Corpus Domini, la manifestazione ha trovato collocazione per il 27 giugno, data più consona soprattutto perché anniversario della rivolta di Stonewall, evento da cui è scaturita.
Il vescovo diceva che la processione non si sarebbe potuta spostare, cosa non vera visto che nel 2007 è stata spostata al sabato precedente, perché domenica 10 giugno c'era la partita Genoa - Napoli, con probabile invasione del centro città da parte di 40.000 tifosi festanti per la promozione in serie A, che avrebbero travolto i pii fedeli. Con la comunità LGBT, che è notoriamente più civile, per la curia è stato più semplice arrivare ad un accordo.
Io da principio ero sicuro di partecipare, poi sono usciti i primi dubbi: i parenti che dicevano se poi ti vedono i colleghi in televisione,...non è bello...per i vicini..., se non è bello non è bello,...come avrebbe detto Govi. Qualche collega, che ovviamente ieri pomeriggio è stato a casa, sosteneva che chi partecipa o è gay o è una personalità talmente nota a livello nazionale, la cui eterosessualità quindi è pubblicamente riconosciuta.
Però me ne sono fregato e ho partecipato a questo evento, divertendomi molto, perchè questi eventi sono delle vere feste, non dissimili dalla Love Parade di Berlino, nelle quali, oltre al manifestare i propri diritti, la voglia di divertirsi è senz'altro superiore alla voglia di ostentare le proprie preferenze sessuali. Poi chi dice che nelle altre manifestazioni di studenti o di lavoratori, non ci sono i palloncini, non c'è il tipo con la trombetta o quello vestito in modo pittoresco, probabilmente non ha mai partecipato a niente negli ultimi vent'anni.
Sono anche contento di come la mia città, chiusa ma tollerante, ha accolto l'evento con un sacco di cosiddetti normali cittadini che partecipavano, tra i quali famigliole con bambini e coppie di distinti signori.
Ho letto che in un'altra zona della città forza nuova ha fatto un presidio per la salvaguardia della famiglia. Hanno ragione perché ad ogni gay pride le coppie etero, unite nel sacro vincolo del matrimonio, litigano, si tirano i piatti o si prendono a testate. Perché è noto che per ogni coppia gay che nel mondo si unisce, una coppia etero marcisce come le pere lasciate tre giorni al sole.
Discomusic discomusic,/ tu mi piaci così tanto perché/ fai ballare tutti quanti/ ed alle volte fai ballare anche me./ Coi pantaloni scampanati danzerò/ balletti degni del migliore John Travolta.
Disco music disco music,/tu sei molto coinvolgente, disco music./Io ti amo poi ti odio
poi ti amo poi ti odio e poi ti apprezzo,
A me invece la discomusic mi ha sempre fatto cagare, di tutte le epoche e di tutti i generi e sottogeneri. Tollero un minimo cose tipo Abba e Boney M, ma tutto il resto, soprattutto dagli anni '80 in poi, lo apprezzo come il rumore di una segheria.
Se si aggiunge a questo che detesto ballare, perché oltre a non piacermi sono una delle persone più scoordinate del mondo, si capisce perché nelle mia vita sono entrato in discoteca circa una decina di volte.
Non che questa musica sia mai piaciuta alla maggioranza, anzi, ma in discoteca c'è sempre andata la maggioranza delle persone e come il cattolico praticante va sempre in chiesa a prescindere da chi è il parroco e di cosa predica, il discotecaro va sempre in discoteca a prescindere dalla musica che fanno. Poi, soprattutto i ragazzi, sono sempre andati in discoteca per scopi che si potrebbero definire sociali.
Non andarci era socialmente escludente, soprattutto alle medie quando ci si andava di pomeriggio, ma io me ne stavo con i miei amici fricchettoni, metallari e con quelli che si autodefinivano amanti della buona musica, ma ragazze non è che ce ne fossero tante. Anche negli ambienti di sinistra, tipo centri sociali, quella musica era detestata, perché vista come musica dei fighetti e della borghesia.
Con l'avvento dei rave a metà anni '90 tutto è cambiato. Il grunge, musica che a me piaceva molto, è stato spazzato via e la discomusic sotto i nuovi nomi di trip-hop, techno, house, dance, big beat ha conquistato sia gli spazi alternativi, come centri sociali e circoli Arci, sia le persone alternative. La comparsa poi di gruppi tipo Moby, Prodigy e FatBoySlim ha fatto anche iniziare a vendere dischi ad un genere che non si comprava, ma si ascoltava soltanto in certi luoghi.
La cosa più sorprendente, era la conversione di quelle persone che, quando erano metallare avevano più ferro addosso dell'Italsider e per loro io non ero abbastanza metallaro, con il solo kiodo e le Adidas alte. Quando erano grunge erano più trasandati di un operaio edile in cantiere, ma io con solo la camicia di flanella a quadri e le All-Stars non ero abbastanza grunge. Persone che disprezzavano gli Iron Maiden perché troppo soft, passavano direttamente dal Death Metal alla techno e andavano a farsi i rave a Zurigo o a Berlino.
Volevo avvertirli: "ehi, vi stanno fregando, è la stessa merda che c'era in discoteca quando avevamo 15 anni! Il re è in mutande!" Ma tutti i miei tentativi erano vani.
C'ho anche provato ad ascoltarla, ma poi mi sono chiesto: se non ascoltavo sta schifezza da adolescente, quando magari andando in discoteca avrei potuto conoscere qualche ragazza in più, perché dovrei iniziare adesso che ho una vita sociale gratificante.
Ricordo un amico convertito che mi parlava con entusiasmo degli Underworld, riguardo ad un concerto in televisione a cui avevano partecipato, tra gli altri, anche i Marilyn Manson. Dopo avermi detto più volte quanto fossero stati grandi i primi, mi disse che aveva letto su internet che ad un certo punto del concerto Marilyn Manson avesse praticato un blow-job al suo chitarrista.
Io risposi: "Guarda, non mi ricordo il pompino di Marilyn Manson al suo chitarrista, ma mi ricordo bene quello che gli Underworld hanno fatto a me."